Quell’ordinanza prefettizia che fa sobbalzare i locali della movida messinese

Una situazione che mette alla gogna il mondo della movida messinese, mai come ora così bersagliato dalle istituzioni. E' un clima da caccia alle streghe

A livello nazionale una normativa post-covid prevede che la cosiddetta dichiarazione di SCIA per i locali che intendano passare musica dal pomeriggio alle 21, venga soppressa in favore della licenza ex TULPS – sulla stessa pratica delle discoteche – e che non essendoci una contro-norma di settore in Sicilia – siamo a Statuto Speciale – vada rimesso tutto in discussione.

In poche parole il Prefetto ordina alla polizia amministrativa di procedere ai controlli sui locali messinesi – estendo questa lettura a tutti i comuni messinesi – che abbiano fin qui esercitato la loro possibilità di far musica tramite il rilascio di una dichiarazione permissiva comunale (la SCIA appunto), motivando questi locali a regolarsi di licenza, esattamente come le discoteche.

Per intenderci abbiamo quindi due schieramenti

Da una parte il Prefetto equipara indirettamente discoteche e locali che fanno musica, andando ben oltre la funzione legislativa sin qui non molto chiara e dando una lettura in sfavore dei locali della movida.

Dall’altra abbiamo chi – i locali ma non le discoteche – si vedono improvvisamente il loro diritto di far musica negato. Parliamo di diritto perché fino a ieri questo era esercitato per tramite di una apposita certificazione comunale: la SCIA.

Quali sono le conseguenze?

Molti locali dovranno rinunciare a far musica d’estate perché la licenza ex TULPS prevede costi e organizzazioni molto costose: collaudi, uscite di emergenza, personale adeguato come elettricisti, vigili del fuoco, bagni ecc.

Tutto questo finora era stato vidimato tramite SCIA quindi comunque secondo una apposita commissione. Adesso tutto è in discussione generando panico e rabbia tra gli esercenti.

Ricordiamo che la movida genera un indotto non indifferente di posti di lavoro ma nelle due ultime ordinanze – quella comunale e prefettizia – è chiara la volontà di mettere alle strette l’intero settore che mai come oggi è stato messo alla gogna.

Movida non vuol dire criminalità, musica non equivale a disordine pubblico. Il Prefetto non è il Parlamento. Bisognerebbe ricordarlo anche a Messina dove sta avvenendo in queste ore una Caporetto per l’intero settore dell’intrattenimento e dello spettacolo.


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